Conoscenza, la risorsa infinita

di Cristian Fuschetto - Il Denaro - 29 Ottobre 2009

Le economie che trianano il mondo investono di più in beni immateriali

Tanto per sgomberare il campo dalla retorica che gira intorno ai concetti di "economia della conoscenza" si possono considerare un paio di dati: 1) negli ultimi quindi anni gli investimenti fatti in tutto il mondo nei campi della Ricerca e dello Sviluppo sono più che triplicati, mentre nello stesso periodo, il Pil globale è "soltanto" raddoppiato; 2) negli Stati Uniti, a partire dagli anni '60, il rapporto tra investimenti pubblici e investimenti privati in R&S si è progressivamente rovesciato a favore di quelli privati, tanto che se nell'epoca della nascita della cosiddetta Big Science il rapporto dei soldi investiti in ricerca era di due dollari pubblici per uno solo privato, ora è esattamente l'opposto, per ogni dollaro pubblico investito ce ne sono almeno due che vengono dalle imprese private. Cosa ci deve suggerire il fatto che una porzione sempre più consistente della ricchezza mondiale viene reinvestita in ricerca? Quale conclusione si trae dal fatto che negli Stati Uniti, i privati abbiano deciso di assumere il ruolo di "mecenati" della conoscenza? Da almeno vent'anni a questa parte la conoscenza non è pià percepita come un semplice volano per lo sviluppo di una nazione, ma come il motore consolidato dell'economia mondiale. Le nazioni più ricche e alcuni paese emergenti (Cina, India e Brasile), hanno convertito o comunque stanno convertendo le loro economie da labour-intensive, ad alto contenuto di lavoro, a knowledge-intensive, ad alto contenuto di conoscenza. Il software che ci permette di scrivere questo articolo, per esempio, è un prodotto pressoché immateriale, che se da un lato ha richiesto un bassissimo utilizzo di materie prime e di lavoro fisico, dall'altro ha richiesto un grande investimento in termini di conoscenza. C'è qualcuno disposto a sostenere che non si sia trattato di un investimento riuscito? Gli scettici sono pregati di chiedere conto a un certo Bill Gates. Insomma, i paesi che trainano l'economia globale sanno benissimo che ricerca e sviluppo tecnologico costituiscono ormai un dato macroeconomico, alla stessa stregua delle risorse energetiche. Solo che, a differenza delle risorse energetiche, la conoscenza è una "risorsa infinta". E non è un particolare da poco. A differenza di un giacimento di petrolio, la conoscenza non è nè un bene appropriabile, nè un bene rivale, nè un bene confinabile. Se io apprendo qualcosa non sottraggo questo bene a nessun altro, se faccio uso di una particolare informazione o tecnologia non la comprometto per sempre impedendone un eventuale riutilizzo, così come non posso impedire, se non con moltissima difficoltà, che la conoscenza di cui dispongo travalichi i confini della mia piccola "tribù". Anzi, la conoscenza è un bene così strano che non solo non è confinabile o rivale, ma addirittura cresce di un'intensità tanto maggiore quanto più è condivisa: se io condivido la mia idea con altri, quella stessa idea mi ritorna arricchita.

Capire la natura di questo stranissimo bene vuol dire allora capire la natura dell'economia e della società che verrà, anzi, considerati gli investimenti in ricerca e sviluppo effettuati nei paesi più avenzati e in alcuni di quelli mergenti, la comprensione della centralità economica e sociale della conoscenza è diventata una priorità decisiva se davvero si indente governare e non solstanto assistere alla transizione, questa sì davvero epocale, che stiamo attrraversando. Una transizione non meno importante di quella che ha visto la nostra specie passare dalla società di caciatori-raccoglitori alla società stanziale fondata sull'agricoltura e l'allevamento e, successivamente, alla società industriale. Un'esagerazione? Beh, considerate che negli Stati Uniti negli ultimi sessant'anni lo stock di beni materiali è aumento del 370% a fronte di un aumento dello stock di beni immateriali, cioè ad alto contenuto di conoscenza scientifica, del 910%, prima di dare una risposta.

Di questa difficile, impegnativa e allo stesso tempo fantastica transizione si è discusso due giorni fa presso l'Istituto per gli Studi Filosofici di Napoli nel corso di una di quelle serate che dovrebbero essere registrate per poi farle vedere nelle scuole a testimonianza di quanto possa essere stimolante, coinvolgente  e affascinante la presentazione di un libro. Non di un libro qualsiasi ovviamente. Ma di un libro che ci parla di cibernetica, di economia, di fisica, di storia della scienza, di sociologia, di teoria del caos, di comunicazione e di politica. E ci parla di tutto questo dal punto di vista del futuro. Quest'impresa hanno infatti portato a termine Vittorio Silvestrini e Pietro Greco ne "La risorsa infinita. Per una società democratica della conoscenza".


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