Il libro di Lorenzo Kamel (Israele-Palestina. Due storie, una speranza) non è l’ennesimo volume sul conflitto in Medio Oriente. Lo si capisce a lettura ultimata quando le certezze che si credevano salde si trasformano in dubbi, in una rinata volontà di rimettere in discussione i propri punti fermi. L’equilibrio con il quale l’autore ripercorre gli eventi mediorientali contribuisce a scardinare le convinzioni del lettore e a considerare nuovamente la storia alla luce della sua interpretazione, frutto di un genuino lavoro di ricerca in numerosi archivi e biblioteche del Medio Oriente, dell’Europa e degli Stati Uniti.
Il risultato è, quindi, un libro ben scritto e basato in gran parte su documenti di archivio e fonti bibliografiche, alcune delle quali inedite in Italia.
Il volume si divide in due parti. Nella prima vengono analizzate le radici storiche del conflitto, come lo status di Gerusalemme e la questione del diritto al ritorno dei profughi palestinesi. Nodi rimasti irrisolti che, a quindici anni dagli Accordi di Oslo, rendono la possibilità di raggiungere la pace forse ancor più remota di allora. Quindici anni in cui sono stati avanzati diversi piani di pace, a cui però non ha fatto seguito la volontà politica di adottarli. Gravi responsabilità di questo insuccesso ricadono sugli Stati Uniti, l’Europa e le Nazioni Unite. Secondo Kamel, infatti, «israeliani e palestinesi hanno sempre tentato di ottenere la protezione e l’approvazione delle maggiori potenze occidentali, spesso non rendendosi conto, o ampiamente sottovalutando, quanto tali stati fossero responsabili delle sofferenze da loro patite». Alle responsabilità dell’Occidente, osserva l’autore, è necessario sommare «le colpe del mondo arabo e più in generale di quello islamico da subito pronto a strumentalizzare la causa palestinese per il proprio tornaconto».
La seconda parte del libro è invece incentrata sulla nuova storiografia israeliana, caratterizzata da quel gruppo di storici (fra i quali Benny Morris, Avi Shlaim, Ilan Pappe, Tom Segev, Zeev Sternhell) che è riuscito a sfidare le certezze costruite dalla “storiografia ufficiale”.
Il maggiore beneficio del nuovo approccio di studi non è però, secondo Kamel, da correlare alla valenza delle analisi prodotte (opinabili e che hanno fatto registrare critiche in alcuni casi fondate), bensì nell’articolato dibattito che ha innescato.
L’humus che ha permesso lo sviluppo di questo nuovo approccio è «strettamente legato agli eventi storici che negli anni ’80 e ’90 hanno favorito l’apertura a un nuovo tipo di indagine». In quegli anni lo stato di Israele attraversava una «crisi di identità » dovuta a numerosi fattori: l’invasione del Libano nel 1982, lo scoppio dell’intifada palestinese del 1987, la conferenza di Madrid del 1991 e l’accordo di Oslo del 1993. In particolare l’intifada palestinese spostò per la prima volta il fronte del conflitto israelo-palestinese dentro gli stessi confini dello stato ebraico. Con la rivolta i pensieri degli israeliani tornarono inevitabilmente a venti anni prima quando, a seguito della guerra dei Sei giorni, l’occupazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza mise lo stato ebraico davanti ad un’alternativa drammatica: la pace forse, restituendo i territori, o la guerra sicuramente, insediandovi coloni ebrei. L’intifada riaprì, dunque, il dibattito su cosa fare dei territori occupati, anche perché, diversamente da quanto accaduto nelle guerre del 1948 e del 1967, questa volta i palestinesi non lasciarono in massa le loro case ma diventarono un “nemico” visibile con il quale dover fare i conti e, in prospettiva, trattare.
Di negoziati, come detto, ce ne sono stati tanti, anche se tutti infruttuosi. Ma, secondo Kamel, ciò non significa che sia giunto il tempo delle recriminazioni e dei veleni. «C’è bisogno di leader coraggiosi e giovani, perché più svincolati dalle statiche logiche della politica, del potere e del rancore». Nelle conclusioni Kamel scende nei dettagli di quella che lui auspica una possibile pace: «La nascita di un vero stato palestinese in Cisgiordania e Gaza con Gerusalemme Est capitale, la rinuncia definitiva da parte palestinese a ogni velleità di ritorno dei profughi nei confini dell’odierno stato ebraico e a ogni atto di terrorismo, lo smantellamento e/o la ridefinizione delle colonie ebraiche costruite in modo illegale su quel suolo nel corso dei decenni e con la garanzia incondizionata alla sicurezza e alla legittimità dello stato di Israele». Queste, secondo l’autore, sono le fondamenta per l’agognata pace tra israeliani e palestinesi, in questi giorni purtroppo ricaduti in quella spirale di violenza e morte che sembra non aver fine.
di: Lorenzo Kamel
ISBN13 9788835960553
€ 15,50
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