Il 30 luglio di tre anni fa moriva Bergman. Torniamo a Faro dove il grande regista svedese visse e lavorò
Da Farosund si può osservare Faro in quasi tutta la sua estensione, apprezzando l'effetto visivo della lingua di terra e di verde che si sovrappone all'orizzonte. Una bella e famosa foto di Ingmar Bergman lo ritrae di spalle, mentre osserva l'isola dalla sponda di Farosund: seduto su una comoda sedia, la testa appoggiata su una mano, l'inseparabile basco che aiuta a riconoscerne la sagoma, lo sguardo che non si vede e che si intuisce assorto come se i segreti di quella scriscia di terra marrone e verde che ha di fronte si rivelassero ai suoi occhi per la prima volta. E' proprio da Farosund, estremitò settentrionale di Gotland, che si parte per arrivare a Faro. Una chiatta di colore giallo, che d'estate parte ogni trenta minuti da una sponda e dall'altra, traposrta gratis persone, autovetture, autobus, ciclisti e camion. Farosund è un ex avamposto militare: poche case, pochi ristoranti, qualche bar, una biblioteca, un cinema, un supermercato, un ufficio postale, la fermata degli autobus che provengono da Visby e che fanno capolinea a Faro per ripartire all'indietro subito dopo. Questa cittadina ha avuto il suo momento di popolarità nel 1853, durante la guerra di Crimea, quando fu occupata dai russi. Finito il conflitto, iniziarono decadenza economica e isolamento.
Faro è un alternarsi di boschi, spiagge di scogli e di sabbia, laghi e paesaggi di pietra scavati dai venti. Paesaggi e microclimi cambiano in continuazione. E' una delle sue attrattive. Sull'isola, nel 1741, ha fatto la sua comparsa anche Carl von Linné (1707-1778), il naturalista nato a Rashult, fondatore della moderna botanica, autore della nomenclatura binomia degli animali e delle piante. Una targa, collocata su un albero secolare, lo ricorda in un angolo di Faro denominato Ava. La posizione strategica di Faro ne precludeva la visita agli stranieri fino al 1995. Bisognava ottenre un visto speciale, dichiarare dove si andava a risiedere e non muoversi da quel punto per un raggio superiore ai due chilometri. Attualmente solo la zona denominata Ryssnaset - dove si intravedono bunker scavati nella roccia e feritoie che puntano il mare - è riservata ai militari, che qui tengono le loro esercitazioni sempre più rade simulano attacchi dal mare e difesa da terra. Alla Svezia non serve più puntare i cannoni contro l'Unione Sovietica. Il crollo del muro di Berlino nel 1989 ha avuto tra i suoi molteplici effetti anche quello di aprire l'isola al turismo straniero.
Persona (1965), seconda l'opinione dello stesso Bergman, è il film che meglio rappresenta l'immaginario che scaturisce dalla sua particolare relazione con Faro: Liv Ullman e Bibi Anderssson si confrontano senza esclusione di colpi in un paesaggio dove è eliminato tutto ciò che è superfluo o inutile. <<Tu puoi essere una persona e un'altra persona, precisamente e allo stesso tempo?>>, chiede a un certo punto l'infermiera Alma (Andersson) all'attrice Elisabeth Vogler (ulmann) che, mentre stava recitando su un palcoscenico, ha deciso di non parlare più per rifiutare e troppe maschere che indossa nella vita reale, oltre che a teatro. Elisabeth Vogler, come le chiede Alma, è più persone anche nella vita di tutti i giorni oltre che in quella artistica?
Una curiosità è costituita dal rapportro tra gli abitanti di Faro (circa 600) e Bergman nel corso di oltre quarant'anni. Fino al 2004, l'anno in cui il regista abbandona definitivamente Stoccolma e il lavoro teatrale decidendo di non uscire più dall'isola, non c'era indizio a Faro che indicasse la relazione particolare con Bergman. In nessun ritrovo pubblico era esposta una foto o un poster che ricordasse i film girati sull'isola. Anzi, nei libri di storia su Faro non compariva una riga che citasse l'isola come scenografia e palcoscenico prediletti da Bergman. Per trovare una traccia, bisognava cercarla su internet. Nel sito su Faro, tra i link segnalati alla voce "kultur" e all'ultimo posto appariva quello che rimandava alla biografia e all'opera completa di Bergman. Di più non c'era. La presenza dell'artista, dopo tanti anni, faceva parte del paesggio. Era un'ombra che si aggirava di tanto in tano e non disturbava. Gli abitanti dell'isola - per rispetto, riserbo svedese o abitudine alle personalità di riguardo che vanno in vacanza nel loro territorio - non facevano nulla per rompere il patto di reciproca riservatezza. Qualcuno, se interrogato, accennava di malavoglia a episodi che riguardavano il regista senza fornire molti particolari: il finanziamento per la ristrutturazione dei locali collettivi che servono alle riunioni della piccola comunità (Faro Bygdegard), qualche aiuto sotto forma di borse di studio per alcuni giovani studenti particolarmente bisognosi. Ogni volta però che si chiedeva a Bergman di raccontare qualcosa a questo proposito, lui faceva spallucce: <<Non ne voglio parlare. Mi sono sempre preoccupato di Faro. Ma di soldi non parlo...>>(...) A Faro qualche stanza si può affittare nei pressi della locanda Farohus, dove Bergman ha festeggiato i suoi settant'anni nel 1988 insieme ad amici e parenti, o cercando ospitalità degli abitanti dell0isola che affittano camere e stugor, le tipiche case di legano di colore rosso (un rosso quasi marrone) che sono molto ambite dagli svedesi per le vacanze estive. Bisogna arrangiarsi, se si arriva sull'isola senza aver organizzato nei dettagli la propria permanenza. Il disagio è ricompensato da panorami, odori, orizzonti, atmosfere, colori.
La chiesa protestante costituisce una specie di boa, a metà del cammino da un'estremità all'altra dell'isola: dall'attracco da Farosund a Faro fyr, la punta finale di Faro. Lo spazio di culto è spoglio ed essenziale, come vuole la tradizione protestante. In un angolo sulla sinistra - proprio di fronte all'entrta - c'è un quadro del 1618 protetto dal vetro. L'immagine raffigura quanto accadde a metà del secolo XVii ad alcuni pescatori dell'isola: mentre si trovavano al largo e sostavano su una lastra di ghiaccio, quella stessa lastra si staccò d'improvviso dalle altre e iniziò a vagare nel mare. La maggior parte dei pescatori riuscì miracolosamente a salvarsi. Il quadro, dipinto con tratto ingenuo e senza la moderna concezione della prospettiva, ricoda l'episodio di oltre tre secoli fa. Nel giaridno della chiesa ora c'è anche la tomba di Ingrid e Ingmar Bergman, ben indicata da una piccola mappa incastonata sul cancello d'ingreggo. Il luogo preciso lo ha scelto lo stesso regista, che ogni tanto - quando i turisti estivi avevano abbandonato Faro - andava a passeggiare in quel giardino come fosse un territorio datto alla meditazione.
di: Aldo Garzia
ISBN13 9788864730530
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