«Com’è possibile negare uno “stato rifugio” ad una popolazione come quella ebraica che ha subito pogrom e persecuzioni con una continuità storica senza precedenti? Ma allo stesso tempo è giusto che una persona di religione ebraica di origini russe, americane o italiane, colta da una “folgorazione biblica in mezzo al traffico delle metropoli” stabilisca cosa un indigeno possa o non possa fare?». Parte da queste due domande di fondo Israele-Palestina, Due storie, una speranza di Lorenzo Kamel.
E se c’è una ragione per scegliere questo libro tra i molti che ogni anno vengono pubblicati sull’argomento è proprio il modo di procedere di questo 28enne, studente della Hebrew University di Gerusalemme. Pur identificandosi con la parte ebraica, tanto da usare in alcune circostanze la prima persona plurale, Kamel s’interroga sulla legittimità delle ragioni degli uni e degli altri senza reticenze e con onestà intellettuale. Ne viene fuori un lavoro ben documentato in cui frequentemente, per sostenere le verità palestinesi, vengono usate pagine del diario dei padri dello stato israeliano, come Theodor Herzl e David Ben-Gurion.
Nella prima parte, a essere messi in primo piano sono l’opposizione tra il legame spirituale alla terra e possesso continuato, la diversa prospettiva riguardo la questione dei profughi e l’allontanamento della popolazione autoctona, autoallontanamento secondo le tesi filo-sioniste, coatto secondo quelle arabe. Se a quanto sostengono i primi infatti, furono i leader arabi a spingere la popolazione ad abbandonare le proprie case, dall’altra parte si denunciano intimidazioni e violenze, oltre alla legge sulla Proprietà degli assenti – secondo cui tutti gli arabi che tra il novembre 1947 e il settembre 1948 si erano allontanati dalle loro proprietà, anche solo 24 ore, perdevano ogni diritto – e i frequenti espropri mossi dal “pubblico interesse”.
Nella seconda parte del libro invece, Kamel mette a confronto la storiografia ufficiale israeliana con quella corrente definita la “nuova storiografia”, che ha avuto il suo antesignano in Simha Flapan, e che si è poi affermata negli anni ’80 sotto l’influsso di intellettuali quali Benny Morris – il primo a parlare di nuovi storici – Avi Shlaim e Ilan Pappe. L’autore dimostra come testi quail La pulizia etnica della Palestina di Pappe e Il muro di ferro di Shlaim, studi basati sugli archivi in cui si è cominciato a poter accedere nel 1978, quando dopo 30 anni dal maggio 1948 è decaduto il segreto di stato, hanno mandato in crisi molte delle verità storiche di quella storiografia che era essenzialmente propaganda del neonato stato d’Israele.
Un limite del libro è il titolo. Leggendo le quasi 400 pagine di Israele-Palestina, Due storie, una speranza infatti, della speranza non c’è traccia, come hanno drammaticamente dimostrato i 22 giorni di raid di cielo, mare e terra cui è stata sottoposta la Striscia di Gaza e lo spostamento a destra della società israeliana – 96 ebrei-israeliani su 100 erano favorevoli alla guerra – testimoniato anche dalle elezioni del 10 febbraio.
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di: Lorenzo Kamel
ISBN13 9788835960553
€ 18,00
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