La Torre fotografa nella disuguaglianza tra profitti e salari una delle ragioni del crollo dei mercati
Questo è un libro singolare, per diverse ragioni, e tutte encomiabili. Ne dico tre.
La prima è che, come il Decamerone, la narrazione si svolge in dieci giornate, ognuna delle quali comprende una conversazione dedicata a un singolo, importante tema. Evitando ogni inutile tecnicismo, questa forma espositiva consente a qualsiasi lettore di acquisire una rigorosa conoscenza e di formarsi una seria opinione sullo stato attuale dell’economia. Nel Settecento, con riferimento al padre fondatore della scienza economica, Adam Smith, si diceva che per essere ottimi economisti occorrono, oltre alle ovvie conoscenze tecniche specifiche, extensive views and philosophy, cioè una esplicita visione generale del mondo. Qui c’è: nella convinzione, assolutamente condivisibile, che «l’economia politica è una branca della cultura in senso lato e pertanto sarebbe opportuno che ognuno di noi la ponesse in quello “zainetto” che si porta sulle spalle quotidianamente».
La seconda ragione consiste nella tesi, del tutto fuori del coro, ma anche questa molto condivisibile, che le cause della crisi economica attuale non siano soltanto finanziarie, ma essenzialmente reali. Contro il coro monodico «cui tutti si adeguano disciplinatamente» e secondo cui le origini di questa crisi, così come di quella del ’29, sarebbero di tipo finanziario-monetario i mutui subprime ora, il crollo di Borsa allora - La Torre individua la causa economica fondamentale della crisi in una «cattiva» distribuzione del reddito (senza peraltro negare gli evidenti errori commessi di tecnica bancaria e finanziaria). In particolare, si è realizzato uno spaventoso aumento della disuguaglianza dei redditi, a favore del profitto e a danno dei salari, con la disastrosa conseguenza della caduta dei consumi di massa (sui quali si riversa la maggior parte della spesa salariale). Basti un dato: nel 1980 nei paesi avanzati i redditi da lavoro rappresentavano il 68 per cento del Pil, nel 2004 il 61 per cento (e la situazione è successivamente peggiorata).
La terza ragione, collegata alla seconda, riguarda le proposte. Il lettore, a questo punto, non si stupirà se la principale consiste in una politica di aumento dei salari e di diminuzione delle imposte per i redditi bassi. Concludo con un interrogativo: la causa prima di tutto sta davvero nell’«avidità» umana, che determinerebbe la sperequazione nella distribuzione del reddito?
ISBN13 9788835960911
€ 12,75
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